Home ›› Mondo ›› Esteri ›› COLOMBIA: LA SFIDA DEL MOVIMENTO INDIGENO

COLOMBIA: LA SFIDA DEL MOVIMENTO INDIGENO

Si e’ concluso giovedi’ 30 aprile a La Maria, territorio di pace e negoziato, il XIII Congresso del Consiglio Regionale Indigeno del Cauca,

la piu’ forte ed antica organizzazione colombiana del movimento indigeno, dopo quattro giorni di
intenso dibattito articolato in sette commissioni (salute, educazione, economia, ambiente, governo proprio, rapporti con gli altri movimenti sociali in seno alla minga indígena e popolare, pace e diritti umani, ) con la elezione del nuovo gruppo dirigente e una festa di popolo che e’ durata oltre dodici ore, una vera e propria esplosione di allegria e gioia di vivere di questi popoli che le sanno abbinare in modo davvero ammirevole con la tenacia nella lotta e nella resistenza che durano da oltre cinquecento anni. Al Congresso hanno partecipato oltre diecimila delegati del Dipartimento del Cauca, culla del movimento indigeno colombiano, in una regione che vede la presenza massiccia di varie etnie originarie (Nasa, Guambianos, Yanacona, Kokonuko, Ingas ed altre ancora). Il Congresso ha confermato la forza e il profondo radicamento di questa organizzazione indígena, che costituisce una sede fondamentale di esercizio di democrazia diretta, organizzazione di lotta, autogoverno ed orientamento político. Fra gli osservatori internazionali era presente il sottoscritto in rappresentanza delle associazioni dei giuristi democratici. Sui temi dell’autogoverno indigeno e’ in corso altresi’ un progetto di ricerca finanziato dalla Regione Lazio.

Proprio da La Maria era partita in ottobre la minga, grande mobilitazione indígena e popolare, che dopo varie giornate di fieri scontri con la famigerata polizia antisommossa di Uribe, gli ESMAD, che avevano lasciato sul terreno alcune vittime e vari feriti da arma da fuoco, era partita in marcia fino a Bogotá’, rappresentando un essenziale momento di coagulo per tutti i movimenti popolari colombiani: sindacati, contadini, afrodiscendenti, donne, studenti, tagliatori di canna da zucchero.
Al termine della minga era iniziato un round di negoziati con il governo, nel complesso abbastanza deludenti, ma con alcuni risultati concreti, quali l’affossamento della legge di sviluppo rurale da parte della Corte costituzionale e l’impegno del governo a firmare la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, sia pure con alcune riserve.
Circa un mese dopo, la vendetta, nel peggior stile mafioso, l’assassinio di Edwin Legarda ,sposo della principale dirigente indígena Aida Quilcue’. Proprio la giornata finale del Congresso sette militari sono stati arrestati per questo assassinio, ma sembra chiaro che le responsabilita’ siano ben piu’ in alto: infatti l’omicidio era stato programmato come un ennesimo caso di “falso positivo”, rivestire il cadavere degli assassinati, fra i quali doveva essere la stessa Aida, con uniformi della guerriglia, per farli passare come membri delle FARC uccisi in combattimento, il solito artificio usato da un governo oramai alle corde per i numerosi scandali, le continue violazioni dei diritti umani e la fedelta’ esclusiva alle multinazionali e all’alleato statunitense Bush oramai consegnato alla pattumiera della storia.
Il XIII Congresso del CRIC ha confermato il ruolo di avanguardia svolto dal movimento indigeno nell’attuale contesto di crisi acuta del regime uribista. Fra le proposte piu’ significative approvate, oltre al rafforzamento dell’autonomia e dell’autogoverno e al recupero delle terre comunitarie, la mobilitazione per i piani di salvaguardia dei popoli indigeni minacciati dal conflitto, che la Corte costituzionale ha chiesto al governo di varare entro due mesi, la creazione di una guardia indígena nazionale e la proposta di dibattito pubblico rivolta alle FARC, alle quali si chiede di rispettare la neutralita’ dei territori e della popolazione indígena nel conflitto armato che le oppone al governo. Il dibattito con le FARC dovrebbe vedere la presenza di osservatori internazionali e se non sara’ possibile svolgerlo in un luogo determinato per il possibile veto del governo, sara’ comunque svolto in forma pubblica utilizzando strumenti virtuali. La guardia indígena, cui dovrebberoaffiancarsi analoghe organizzazioni dei contadini, degli afrodiscendenti, dei sindacati, ecc., costituisce una formazione di autodifesa tendenzialmente nonviolenta (armata di solidi bastoni ma soprattutto guidata dall’inflessibile volonta’ política dei militanti indigeni) e pacifista, che rappresenta una concreta alternativa al conflitto armato in corso oramai in Colombia da lunghissimo tempo. Nei territori indigeni colombiani la guardia indígena costituisce gia’ ora un fondamentale strumento di controllo del territorio e di alternativa al conflitto.
Tale conflitto, come testimoniano studi approfonditi recentissimi svolti da varie istituzioni di ricerca, non puo’ trovare una vía d’uscita militare e la guerra fratricida continua a mietere vittime: fra i giovani guerriglieri e soldati, ma soprattutto fra la popolazione civile. I movimenti sociali, primo fra tutti il movimento indigeno, si assumono oggi fra l’altro il ruolo di rilanciare un negoziato che non deve vedere come esclusivi partecipanti il governo e le organizzazioni guerrigliere, ma deve svolgersi con il controllo e la presenza organizzata del popolo colombiano, principale interessato a una pace definitiva e duratura per una nuova Colombia. Le elezioni in programma per la prossima primavera 2010 potranno a loro volta segnare, in un quadro di crescita del movimento popolare, un punto di svolta per uno dei pochi governi latinoamericani che ancora non hanno súbito il vento del cambiamento progressista e rivoluzionario. In questo senso occorre guardare alle mobilitazioni previste per luglio ed ottobre che sono state deliberate dal XIII Congresso del CRIC e da tutti i movimenti sociali colombiani.
Da segnalare inoltre la candidatura di Aida Quilcue’ e di altri dirigenti indigeni al parlamento Colombiano

GlobalZoneLayout
Video: LE DONNE PALESTINESI