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LA SCONFITTA ELETTORALE. Le note di Ferrero, Ufficio Politico Pdci e di Sinistra Critica

Le dichiarazioni post-elettorali di Paolo Ferrero, PdCI, Sinistra Critica.

1) "Dalla sconfitta rilanciare il conflitto sociale e l'unità della sinistra di alternativa" di Paolo Ferrero

Le elezioni ci consegnano un panorama decisamente spostato a destra.

A Livello europeo assistiamo alla vittoria delle forze conservatrici, ad una pericolosa crescita delle forze razziste e al crollo delle socialdemocrazie. Le forze della sinistra europea tengono con alcuni elementi di crescita ma certo non sfondano. Per adesso la crisi quindi lavora a destra, il disagio sociale si esprime principalmente fuori dalla politica - attraverso il non voto - o dentro una logica di guerra tra i poveri egemonizzata dalla destra .

In Italia assistiamo ad una sconfitta del tentativo berlusconiano di sfondamento costituzionale che ha voluto trasformare le elezioni in referendum sulla sua persona. Il plebiscito non c'è stato. La sconfitta dell'estremismo berlusconiano non si traduce però nella sconfitta delle destre che complessivamente non perdono voti. La tenuta delle destre con la vittoria della sua ala razzista e populista si accompagna ad una redistribuzione di voti nell'ambito delle opposizioni: sconfitta secca del PD, raddoppio dell'Italia dei Valori, raddoppio dell'area di sinistra che però non elegge in quanto divisa in tre. Come la Lega capitalizza a destra, Di Pietro capitalizza a sinistra sulla base di un antiberlusconismo tanto urlato quanto inconsistente sui contenuti economici e sociali.

In questo contesto due sono le urgenze su cui lavorare.

In primo luogo la costruzione di una forte opposizione sociale, politica e culturale non solo a Berlusconi ma alla politica del governo, di confindustria, delle banche e - quando serve - al Vaticano. Occorre rompere la pace sociale che si traduce in disperazione individuale ed in impotenza di fronte alla crisi. Di fronte alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro vi è una drammatica assenza di iniziativa politica e sindacale che noi dobbiamo provare a forzare. Occorre ricostruire un sano conflitto sociale per evitare che la crisi continui a produrre unicamente guerre tra i poveri e che la destra estrema continui a rafforzarsi proprio a partire dalla crisi. Su questo è necessario un salto di qualità fortissimo nel lavoro politico del partito che deve essere riorganizzato dalla testa ai piedi nella direzione del lavoro sociale, della costruzione e della generalizzazione del conflitto. Occorre passare decisamente dall'opposizione urlata ma parolaia all'opposizione sociale nel paese, alla mobilitazione contro i contenuti concreti delle politiche governative.

In secondo luogo occorre avviare una iniziativa specificatamente politica sul terreno dell'unità della sinistra. L'unità della sinistra anticapitalista che abbiamo proposto e realizzato solo parzialmente nella consultazione elettorale deve essere rilanciato. Non abbiamo potuto realizzare questo obiettivo nelle elezioni europee perché vi è chi ha preferito il rapporto con gli epigoni di Craxi all'unità della sinistra di alternativa ma non ci dobbiamo dare per vinti. Proponiamo perciò di costruire un polo della sinistra di alternativa, che a partire dal coordinamento delle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista si ponga l'obiettivo di costruire una rete di relazioni stabili tra tutte le forze politiche, culturali e sociali disponibili a lavorare per l'alternativa. Confronto e lavoro comune tra le forze comuniste e processo di aggregazione della sinistra di alternativa non sono processi alternativi ma due facce della stessa medaglia. Dobbiamo agire con forza questa prospettiva partendo dall'aggregazione a cui abbiamo dato vita alle europee per allargarla. Per costruire un processo di aggregazione della sinistra italiana non subalterna al PD così come abbiamo costruito una sinistra europea non subalterna alle socialdemocrazie.

Non abbiamo raggiunto il risultato che ci prefiggevamo alle europee ma abbiamo rimesso in moto il partito e lo abbiamo ridislocato nell'iniziativa politica. Si tratta ora di valorizzare il lavoro fatto producendo un salto di qualità sia nella costruzione dell'opposizione sociale che nell'iniziativa unitaria a sinistra. Dentro una crisi che stà cambiando tutto è possibile operare per un suo sbocco a sinistra. Questo è il compito dei comunisti oggi.

2) EUROPEE, DOCUMENTO DELL'UFFICIO POLITICO DEL PDCI
Il risultato della Lista Comunista è decisamente insufficiente ancorchè certamente più incoraggiante del 3.1% della Sinistra Arcobaleno dello scorso anno.
Ora occorre non disperdere il patrimonio accumulato nel corso della campagna elettorale fatto di esperienze unitarie fra noi e i compagni del Prc nochè con esponenti di Socialismo 2000 e di tante donne e uomini delle sinistra che si sono riconosciuti in un comune progetto di alternativa. Il 3.4%di voti va considerato quale punto di partenza per riprendere il cammino della riunificazione fra i Comunisti e le forze di alternativa anticapitalista.
RIUNIFICAZIONE SUBITO
L'Ufficio Politico del Partito dei Comunisti Italiani ribadisce la fermezza della linea. Si deve andare avanti nella riunificazione subito. Si proceda con determinazione nel processo di riunificazione.
SUBITO COORDINAMENTI NAZIONALE E TERRITORIALI
Per stringere i tempi della riunificazione è essenziale l'immediata costituzione di un coordinamento nazionale delle forze politiche che hanno dato vita alla lista, aperto anche ad altre realtà. Vanno istituiti anche coordinamenti regionali e provinciali.
FESTE COMUNI
Per dare il massimo coinvolgimento popolare al progetto di riunificazione si ritiene assai utile la comune organizzazione delle tradizionali feste di Prc e Pdci.
RESPINTE LE DIMISSIONI DEL SEGRETARIO
Al termine della riunione dell'Ufficio Politico, sono state respinte le dimissioni presentate dal Segretario del Partito Oliviero Diliberto. Il voto dell'Ufficio Politico è stato unanime ad eccezione di un voto contrario a favore delle dimissioni.
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3) Una prima analisi delle elezioni - Gruppo Operativo Nazionale SC
Le elezioni europee, e amministrative, si presentano come una conferma degli elementi di fondo che animano la società italiana ed europea. Progressiva sconfitta di una sinistra socialdemocratica compromessa con il sistema; tenuta della sinistra di classe ma anche sua avanzata piena quando riesce a intercettare nuove dinamiche sociali (Bloco portoghese, Npa francese); tenuta faticosa dei partiti dominanti che reggono l'urto della crisi ma non crescono in consensi e in egemonia (Cdu, Ump, Pdl); contestuale affermazione di partiti razzisti e xenofobi dai tratti pericolosi (compresa la Lega); affermazione generalizzata di forze politiche del tutto nuove, o percepite come tali, che rompono schemi consolidati e alludono a un rinnovamento della politica (Cohn Bendit, Di Pietro, Partito dei Pirati).
1. La grande sconfitta è l'Unione Europea che raccoglie l'adesione più bassa di voto dalla sua nascita (43%). Il progetto di unificazione non ha mai convinto (vedi referendum in Francia, Olanda e Irlanda) e tanto meno convince al tempo della crisi. L'Europa non è una formula economicamente conveniente per i suoi abitanti e le illusioni si rompono soprattutto a Est che invece avevano accolto il proprio ingresso nella Ue a colpi di feste in piazza. Si realizza così un evidente fallimento del progetto di una componente della borghesia continentale che invece preferisce cedere alle lusinghe di un neo-nazionalismo protezionista - vedi la vicenda Opel-Fiat - in cui le prestazioni migliori vengono offerte dai partiti popolari e conservatori. Di qui la tenuta di Cdu, Ump, Pdl o l'avanzata del Pp spagnolo. Fa eccezione il partito conservatore greco che però ha dovuto affrontare una sollevazione popolare.
2. La crisi del progetto europeo trascina con se i socialisti che non hanno un'alternativa valida da proporre e che non dispongono di una ricetta per uscire dalla crisi e la cui commistione con il sistema capitalistico si confonde più con le istanze liberiste e sovranazionali che con quelle nazionali ma dal sapore protezionistico. Il partito socialista europeo viene sconfitto nella sua linea strategica e l'unico in grado di reggere sembra quello spagnolo o un Pasok che ha appoggiato le mobilitazioni. Ma è un crollo di fondo che colpisce i pilastri della socialdemocrazia continentale: Labour, Spd e Ps francese. Di fronte ai conservatori che ricorrono all'intervento statale per salvare le imprese i socialisti si preoccupano di salvaguardare i princìpi del liberismo; la rottura con gli interessi materiali dei lavoratori si nota in tutta la sua evidenza e produce una sconfitta di grandi proporzioni.
3. Questa situazione, la profondità della crisi e il suo impatto sociale, la demoralizzazione che ne deriva, l'assenza di un movimento europeo che coinvolga il movimento operaio - eclatante il silenzio del settore Auto - o di movimenti sociali in grado di segnare l'agenda europea, contribuiscono a spiegare il voto alla destra razzista che agisce su popolazioni e su settori di lavoratori atomizzati, ripiegati su se stessi, indifesi e incattiviti dalla crisi. Il caso olandese e austriaco si pongono all'avanguardia ma non va sottovalutata la crescita di consensi alla Lega nel centro Italia e addirittura nel Lazio. Un voto di opinione a favore dei respingimenti e di una linea "coerente" contro i migranti si afferma sempre più.
4. La sinistra alternativa tiene, a eccezione dell'Italia e della Spagna. Va bene quando assume posizioni coerenti con il 10,7% in Portogallo al Bloco o il 5% in Francia al Npa o, ancora, il 4,7% alla greca Syriza oppure quando conserva i suoi bastioni come nel caso del Pc portoghese al 10,6%, il Pc greco all'8,3, il 7,6% per Die Linke e il 6,3% per l'alleanza francese tra il Pcf e i fuoriusciti dal Ps (che fremono però per rientrare, vista la crisi verticale dei socialisti). Da segnalare anche il 7% al Ps olandese, di difficile collocazione. Una tenuta che non beneficia a fondo dell'arretramento socialdemocratico - vedi Germania o Francia - e che appare priva di una progettualità sul piano direttamente europeo. Il Partito della Sinistra politicamente non esiste più e nel formando Gruppo parlamentare della sinistra unita (Gue) continueranno a convivere correnti e progetti molto diversi: quello comunista-ortodosso, quello nordico, quello della Sinistra europea e quello anticapitalista.
5. In Italia, Berlusconi non sfonda nel paese, l'astensione lo penalizza portandogli via 3 milioni di voti rispetto alle politiche. Il suo governo non convince, non trascina un blocco che vive contraddizioni pesanti, in particolare al Sud dove avviene l'emorragia più pesante. Semmai premia la Lega anche se il balzo percentuale è soprattutto frutto della diminuzione dei votanti. In termini assoluti Bossi e i suoi conservano intatto - ed è comunque un successo - i loro 3,1 milioni di voti con un significativo allargamento dei consensi in Emilia Romagna, nelle Marche e anche in Toscana.
La crisi sociale, gli scandali sessuali, una effettiva delusione verso un governo che ha solo peggiorato le condizioni di vita dei lavoratori si fanno sentire anche se il successo della Lega, unica formazione xenofoba al governo in un paese dell'Unione può acuire l'aggressività del governo e renderlo ancora più pericoloso per i lavoratori chiamandoli a una necessaria mobilitazione.
6. Chi fa il vero balzo è Di Pietro che dal 1,5 milioni di voti del 2008 passa a 2,45, affermandosi come il vero vincitore di questa tornata. Di Pietro beneficia di voti Pd (ma anche di voti che provengono da Pdl e Lega) e sfrutta il sentimento dell'antipolitica che agita l'Italia da alcuni anni. Un fenomeno poco rilevante ai fini del conflitto di classe, ma interessante come coagulo di un voto di protesta e di opposizione che va tenuto d'occhio e al quale occorre imparare a parlare.
7. Infine, mentre Casini mantiene un pacchetto stabile di circa 2 milioni di voti prevalentemente al Sud e in Sicilia - con una politica del centro che inizia a scontare i suoi limiti - assistiamo a un Pd che perde 4 milioni di voti rispetto allo scorso anno ma che, paradossalmente può dirsi soddisfatto. Il crollo, in effetti, è minore di quanto si era fatto credere tramite i sondaggi e in parte mitigato dal fatto che i voti persi dal Pd si dirigono verso aree limitrofe: circa 900mila a Idv, 600mila a Sl e Comunisti, oltre 2milioni all'astensione. Franceschini tiene quindi in piedi la baracca ma non risolve nessuno dei problemi esistenti comuni al resto dei centrosinistra europei: nessuna seria alternatività ai conservatori sul piano delle ricette economiche, uno scollamento progressivo con la vita e gli interessi dei lavoratori, un gruppo dirigente screditato e quindi un progetto muto socialmente. La stessa politica delle alleanze è stretta tra un'area, Rutelli e altri, che guarda all'Udc, un'altra, i prodiani, la sinistra, che pensa alla vecchia Unione e la corrente daleiana che pensa invece a un centrosinistra omnicomprensivo. Opzioni diverse e difficili da "amalgamare".
8. A sinistra si chiude - come abbiamo più volte indicato - definitavamente un ciclo, quello della rifondazione comunista. Entrambe le liste dei Comunisti e di Sinistra e Libertà non superano il quorum, anche se insieme totalizzano quasi due milioni di voti cioè oltre 500mila in più della somma tra Arcobaleno e Socialisti alle Politiche dello scorso anno e il Pcl di Ferrando, con la sua lista mantiene nella sostanza il proprio voto di riferimento, migliorandolo in qualche realtà ma restando nei recinti dell'inefficacia politica. Le sinistre pagano il prezzo degli errori del passato e la miopia politica. I gruppi dirigenti hanno appeso le proprie sorti al Quorum e ora hanno pochi spazi di manovra anche se, paradossalmente, chi si muove più agilmente è l'ala vendoliana che incassa la legittimazione del suo leader. Un'ipotesi unitaria dei due tronconi è fortemente plausibile anche perché Rifondazione, con l'abbraccio mortale al Pdci e al continuismo dilibertiano, ha pagato un prezzo altissimo inibendosi la possibilità di uno scarto a sinistra e di un nuovo inizio.
Resta il paradosso di un voto a sinistra ampio, circa 2 milioni di voti, affidato a gruppi dirigenti fallimentari, che hanno sbagliato molto e che continuano a sbagliare.
9. Sinistra Critica, alla luce dei risultati, rivendica la scelta di essersi tenuta fuori dalla competizione per le europee e di non aver partecipato alla conta degli sconfitti. Una scelta sofferta ma comunque utile ai fini del rilancio di una proposta politica che costituirà l'asse del nostro imminente congresso. Una scelta, tra l'altro, per nulla gratuita visti i risultati ottenuti alle amministrative dove Sinistra Critica conferma, e in molti casi supera di molto, i risultati delle scorse politiche. La conferma è molto faticosa nelle principali città - Torino, Milano e Napoli - dove si presentavano quattro o cinque liste "comuniste" contemporaneamente e dove comunque Sinistra Critica regge la propria presenza - come a Casoria in provincia di Napoli - mentre nel resto delle province si assiste a risultati importanti: 1,7% a Rimini (2% a Riccione e 8% a Misano), 1,3 a Livorno (e in città la coalizione sostenuta ottiene il 9%); 6% nel comune di Calcinaia a Pisa; 1,2 a Perugia (con la coalizione a Bastia che supera il 5%); 0,8 a Terni che diventa l,1,5% a Orvieto e il 2% in comuni limitrofi; 0,6% a Rieti che diventa il 3% in Sabina, 0,8% ad Aprilia. Risutati modesti che però indicano una presenza e una capacità politica. In grado di impegnarsi nel sostegno alla lista "Bologna città libera" che ottiene l'1,6 a Bologna o di sostenere a Firenze la lista De Zordo che ottiene oltre il 4%. Un bene prezioso per continuare l'azione di resistenza che il quadro politico ci consegna.
Ci troviamo quindi a valle dell'ultimo episodio di una sconfitta lunga che chiama in causa un vasto gruppo dirigente (a questo punto farsi da parte sarebbe davvero molto dignitoso) e che pone sul serio la partita di una ricostruzione politica e sociale.
Serve un nuovo progetto di ricostruzione della sinistra anticapitalista che affronti sul serio e non di sfuggita nodi importanti. Non ci interessa un improbabile "coordinamento delle sconfitte" né una discussione di sigle, contenitori e di nominalismi. Pensiamo sia venuto il momento di una vera discussione pubblica, seria, approfondita, aspra, che prenda il tempo necessario per questa ricostruzione, che è soprattutto sociale. E' il tema del nostro congresso e che poniamo all'attenzione della sinistra tutta.
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Si inaugura in questi giorni una settimana di iniziative intitolata "Torino spiritualita'". Conferenze, esercizi di meditazione, presentazione di libri e illustrazione di figure di mistici - non solo cattolici o cristiani, anche rappresentanti di altre religioni. Tutto questo mentre impazzano tra Bari, Roma e la Sardegna le escort (leggi puttane) dell'utilizzatore finale (leggi puttaniere) Silvio Berlusconi. Qual e' qui il fenomeno marginale ? La mignottocrazia berlusconiana , tinta del razzismo "cristiano" della Lega, oppure la settimana di spiritualita' torinese? E ancora, a proposito di eventi "marginali": il 16 settembre, mentre un Parlamento Europeo disincantato e distratto rieleggeva Barroso presidente della Commissione europea , consapevole che questo era un ennesimo scacco all'autorita' e vitalita' del Parlamento (unica istituzione europea eletta direttamente dai cittadini), in una piccola aula del palazzo di Strasburgo si ricostituiva, poiche' siamo a inizio legislatura, l'intergruppo sul benessere e la conservazione degli animali, questi nostri fratelli muti, con cui condividiamo tanti problemi di sopravvivenza.. Un boccata di aria non mefitica, da Torino e da Strasburgo, libera anche forse perche' spira nei margini, sfugge all'attenzione dei poteri forti, ma come la vecchia talpa scava loro la fossa.

Il presidente del Venezuela Hugo Chavez e il regista Oliver Stone

In un Paese alla deriva, la cosa più semplice da parte di tutti- Governanti impostori e presunti oppositori- è aggrapparsi a granitiche certezze, a luoghi comuni.

Ho già espresso la mia ammirazione per l'enorme intelligenza politica dimostrata dagli elettori di Berlusconi, in particolare i legalitari, e i lavoratori dipendenti.


Titoli di Testa
Emanate le prime direttive ministeriali dirette a contenere l'inevitabile pandemia di influenza A!1!!1!H!!1!1.

Ho avuto occasione di leggere sul Venerdì di Repubblica l’intervista fatta al maestro Riccardo Muti e, accanto ad un’ analisi complessiva e ad altre osservazioni condivisibili.