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Il fantastico mondo della cooperazione sociale.

Niente stipendio, niente tredicesima, salari da fame e turni doppi…… Cosa vuol dire oggi lavorare in cooperativa? Vuol dire essere soci – lavoratori, di fatto in obbligatorio, perché quando entri ti fanno firmare, altrimenti stai a casa.

E poi guadagnare assai meno dei lavoratori che svolgono lo stesso tipo di mansioni nei servizi (o cantieri) di assegnazione. Sempre che quei lavoratori ci siano ancora, perché con la legge sul lavoro o meglio sul precariato, voluta dalla destra e mantenuta senza batter ciglio dal governo di centro sinistra, i privati appaltano la manodopera, “rifornendosi” ad agenzie o coop con contratti che possono permettere alle aziende di chiedere, ad esempio, un certo numero di “donne” per due, tre giorni la settimana per portare a compimento e in fretta, produzioni urgenti che poi cessano e con esse il lavoro. Nel settore pubblico, dall’avvento della riforma “bassanini”, i comuni hanno dovuto esternalizzare i servizi, per cui il personale educativo e di supporto non è stato rimpiazzato, così che le poche educatrici o cuoche o gli operai e giardinieri rimasti in organico, si sono ritrovate/e a fare le impiegate o i fattorini/e… Anche la triste storia delle convivenza fra soggetti a contrattualistiche diverse quindi, per la felicità dei padroni, sta scomparendo!

Tornando a noi, quanto al contratto, ce ne sia uno che corrisponda alla reale mansione svolta, l’ impresa è trovarlo! La proliferazione dei facchini, quelli cioè che guadagnano meno e lavorano di più, infatti, non può essere un caso.

 

Ma questo è niente: accade a Mantova (ma di certo sarà successo anche altrove) che il presidente, padre, padrone della Coop CSA (circa 1000 dipendenti, dai facchini alle educatrici, dagli spazzini alle “asa” fino agli impiegati),organizzi, prima di Natale, una gran festa alla presenza delle autorità, tutte indifferentemente e felicemente presenti, del PdL come del PD, per fare gli auguri e comunicare che …. non pagherà le tredicesime!

 

C’è stato il gelo! Mi fa una ragazza che, come tutte le altre, non deve nemmeno dirmi di non essere menzionata perché altrimenti dovrebbe venire a mangiare a casa mia, insieme ai suoi figli. Il silenzio è proseguito, nessuno ha replicato visto che il timore era quello che la proposta potesse essere messa ai voti in una successiva assemblea, col padre/padrone a fare la spola fra le file, guardando in faccia ognuna di loro al momento del voto e l’impiegato di turno che prende nota di chi c’è e chi manca e di come vota per alzata di mano…

 

Eh si, perché ci sono state cooperative che hanno messo ai voti anche la rinuncia alla tredicesima mensilità, sempre ed ovviamente a causa della crisi…. Tutto sommato qui si è fortunati! Così come la rinuncia agli aumenti contrattuali dovuti per legge e poiché dei tre sindacati, solo uno, dicono i questi principi della mutualità cooperativistica, vota sempre e comunque contro, ci deve essere un difetto in quel sindacato (la CGIL) o nei suoi diabolici rappresentanti, che queste ex filiazioni dei partiti e delle aggregazioni sociali più potenti del territorio, capaci di svilire nome e fondamento stesso della ragione solidaristica che sta alla base della cooperazione, si permettono pure di attaccare personalmente, sfruttando scadenze congressuali o la difesa di quei rapporti di forza anche all’interno del sindacato che troppo spesso indeboliscono e compromettono, anziché rafforzare il concetto di un sindacato che ha atteso troppo a tornare all’idea del sindacato di classe.

 

Grazie all’appoggio incondizionato di CISL e UIL sta qui passando il concetto che la difesa del posto di lavoro si fa accettando di tutto e di più, comprese le rinunce, così i disoccupati che stanno fuori dalla porta non potranno ambire a prendere il posto e che chi protesta, in un modo o nell’altro, sarà costretto ad andarsene. C’è sempre un appalto da rinnovare che magari non va a buon fine e permette di fare pulizia!

 

L’assemblea sindacale delle dipendenti CSA ha rafforzato il concetto che la forza rimane la lotta, con un sindacato che la porta avanti e che tutela i lavoratori, tutti, non solo i propri iscritti e svolge il dovere di portare alla luce contraddizioni ed ingiustizie insopportabili. Tornando agli esempi: la costosa pubblicità apparsa prima delle feste sulla stampa locale per fare gli auguri al mondo intero mentre, aggiunge un’altra operaia, sarebbe stato meglio che i soldi fossero stati impiegati per pagare i lavoratori; così come gli utili, pubblicati in bella mostra sul giornalino interno, che supererebbero i 2 milioni ma evidentemente non sono stati usati per il primo degli scopi societari.

 

E’ amaro constatare che molte di queste lavoratrici erano dipendenti di fabbriche che hanno chiuso, insegnanti precarie, supplenti che continuano ad essere precarie, assistenti socio sanitarie che percepiscono anche 300 euro in meno di quanto prevede il profilo e sono mal giudicate dai parenti degli anziani che non sanno che per loro è d’obbligo destinare non più di 5 minuti per ogni anziano accudito e via di questo passo…. Che tutto ciò sta spazzando via la dignità che era che era connessa in modo inscindibile al lavoro e ai suoi diritti.

 

Questa lotta per adesso ha portato la CSA a pagare il 50% delle tredicesime ma la lotta continua per il resto e per l’adeguamento contrattuale- Chissà che anche gli iscritti agli altri sindacati….

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