Home ›› Articolo 1 ›› Immigrazione ›› Napoli per Rosarno

Napoli per Rosarno

Napoli per Rosarno - M.D. '10

Lunedì 11 gennaio si è radunato a Napoli un presidio di fronte la prefettura. Studenti universitari, associazioni di volontari e lavoratori immigrati si sono incontrati per manifestare pacificamente la preoccupazione e l’incazzatura per i fatti avvenuti a Rosarno durante la settimana.

Non c’è stata tantissima gente, in piazza eravamo circa trecento, un po' per la pioggia e sicuramente perché, data la situazione, l’iniziativa è nata quasi spontaneamente e non c’è stato il tempo di comunicarla bene. Comunque è stato un buon modo per incontrarsi e confrontarsi su quello che è successo.“Questa situazione è il frutto di una bolla che cresce da diciassette anni…” ci dice Mohamed, segretario dell’associazione immigrati di Pianura “gli immigrati che erano li, sono scesi dal nord solo per il periodo della raccolta delle arance. Loro si spostano di zona in zona a seconda del periodo. C’è la stagione degli agrumi, quella dei pomodori e così via…”
La rabbia e la preoccupazione è per la mancanza delle istituzioni che garantisca almeno l’incolumità personale (ma sarebbero auspicabili anche delle politiche di integrazione).
La situazione è degradante e pericolosa soprattutto in certe zone del sud.
“Ma come si fa a considerare clandestini…” ci dice Tullio Florio, segretario dell’associazione Ashiva di Quarto “ ragazzi che vivono in Italia da anni e che lavorano quotidianamente in aziende più che conosciute. Si sa dove abitano e chi frequentano. Alcuni di loro, hanno anche presentato la domanda di asilo politico”.
Sembra che si voglia mantenere una parte di lavoratori in condizione di precarietà proprio per poterla sfruttare.
Alcuni giornalisti chiedono ai ragazzi venuti con Mohamed perchè quelli di Rosarno ce l’hanno con loro, da cosa è nata la violenza a cui poi si è risposto con la protesta, perché li si è cacciati se servono all’economia principale della zona in questa stagione. Domande rimaste senza risposte forse perché troppo complesse, forse anche per l’imbarazzo di vedersi per la prima volta ripresi dalle telecamere. La risposta migliore mi è sembrata proprio quell’appello, che veniva da molti all’interno della piazza, allo Stato ad essere presente nei territori a rischio perché non è giusto, clandestini o meno, rischiare di morire per andare a lavorare.

GlobalZoneLayout
COMUNISTI SINISTRA POPOLARE