La Napoli antirazzista prova ad organizzarsi
I fatti di Rosarno avvenuti le scorse settimane sono la punta di un iceberg qui al sud.
Esistono parecchie zone che accumulano da anni contraddizioni di molti tipi, fino a miscelare cocktail pericolosissimi. Durante quest’ultima settimana si sono svolte a Napoli varie riunioni, incontri con proiezioni e dibattiti sulla questione del razzismo.
I fatti di Rosarno avvenuti le scorse settimane sono la punta di un iceberg qui al sud. Esistono parecchie zone che accumulano da anni contraddizioni di molti tipi, fino a miscelare cocktail pericolosissimi. Durante quest’ultima settimana si sono svolte a Napoli varie riunioni, incontri con proiezioni e dibattiti sulla questione del razzismo. Ne abbiamo seguita qualcuna per capire come la sinistra cittadina intenda fronteggiare un problema che sta diventando uno dei più spinosi del Paese.
Il quadro che , mi pare, venga fuori, è un quadro frammentato e preoccupante, dove da una parte ci sono problemi molto grossi che stanno diventando strutturali per l’economia e per la gestione politica del paese. Su cui una parte importante della classe dirigente economica e politica ci sta facendo discrete fortune (a Castel Volturno, per dirne una, la lega nord prende il 9% dei voti).
Dall’altra parte manca una alternativa culturale, politica ed economica di forza quantomeno adeguata al problema. Quello che le associazioni e i gruppi di cittadini che si stanno incontrando in questi giorni vorrebbero fare, somiglia più ad una resistenza che non ad una controffensiva.
Una delle cose interessanti da segnalare è la riunione del Forum Antirazzista Napoletano che proprio in quest’ultima riunione ha cominciato a darsi un organizzazione e degli obiettivi minimi.
Gli interventi delle circa venti associazioni intervenute hanno mostrato la quantità e la gravità dei problemi in campo, ma anche, purtroppo una atavica incapacità di coordinare le loro attività associative.
Una delle idee, per esempio, che si sono lasciate cadere nel vuoto, è stata quella di lanciare, per il primo marzo prossimo, uno sciopero dei migranti, congiuntamente a quello che si vuole fare in Francia e nel resto d’Italia. Questa iniziativa è osteggiata abbastanza apertamente dalla CGIL nazionale e questo deve aver influenzato anche il Forum cittadino (di cui la CGIL è uno dei promotori).
Di positivo rimane il tanto lavoro che le associazioni fanno, e ne hanno parlato, nei loro ambiti territoriali e la decisione di eleggere quattro portavoce comuni che, di fronte a questioni importanti, parleranno a nome di tutti.
Il primo obiettivo che ci si è dati è di monitorare la finanziaria regionale appena approvata che dedica alle questioni sociali legate all’immigrazione un ingente cifra. Si teme però che quella cifra non sia realmente coperta, ma solo una promessa elettorale di un centrosinistra che ormai non ha più anima ne identità.
Una seconda iniziativa svolta in settimana è stata la proiezione del film “il tempo delle arance”, un medio metraggio registrato a Rosarno. La cosa è stata promossa dalla Rete Antirazzista, organizzazione presente e attiva in città già da tempo, ed ha avuto un ottimo successo di pubblico.
Alfonso De Vivo, segretario della Rete ci dice che la novità non è rappresentata dagli spari agli immigrati “quelli avvengono tutti gli anni alla fine del lavoro di raccolta, servono a far andare via i lavoratori stranieri senza pagargli l’ultima parte di soldi che avrebbero diritto di percepire.
La novità è stata la protesta, che in quindici anni non era mai avvenuta.
Ci tengo a far notare che il governo non è intervenuto durante la protesta, che è stata gestita dai rosarnesi e non dalle forze dell’ordine, ma dopo, per smistare gli immigrati nei vari centri di Reggio e di Crotone.
Quando dico Rosarnesi non intendo dire “tutti” gli abitanti di Rosarno, ma una quindicina di persone che quella notte hanno girato in sei sette auto, muniti di fucili. Il resto della popolazione ha assistito muta, chiusa ciascuno nelle proprie case.
Il Governo è intervenuto dopo, anche qui a Napoli, a Castel Volturno e in zone similmente a rischio, a rastrellare persone delle stesse comunità degli immigrati presenti a Rosarno.
A noi è sembrato un atto di intimidazione”.
L’impegno che sentiamo di assumere, come redazione campana di Proletaria, è quello di continuare a seguire una vicenda che è appena cominciata e che, speriamo, possa portare a cambiare (in meglio) almeno qualcosa dello stato di cose esistenti nel nostro Sud in questo momento.